{"id":3563,"date":"2022-04-11T17:38:31","date_gmt":"2022-04-11T15:38:31","guid":{"rendered":"https:\/\/pmk.razvija.se\/?page_id=3563"},"modified":"2022-05-11T14:55:33","modified_gmt":"2022-05-11T12:55:33","slug":"tecniche-di-lavorazione-dei-merletti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/it\/tecniche-di-lavorazione-dei-merletti\/","title":{"rendered":"Tecniche di lavorazione dei merletti"},"content":{"rendered":"<p>La collezione tessile del Museo regionale di Capodistria si compone in prevalenza di merletti lavorati a fuselli, ad ago, a uncinetto, a <em>filet<\/em>, a macchina oppure con tecnica mista.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Merletti a tombolo<\/strong><\/p>\n<p>La lavorazione a tombolo si svilupp\u00f2 nella Germania del Cinquecento. Si basa sull\u2019uso di rocchetti lignei detti \u201cfuselli\u201d, originariamente di ossa animali, ma d\u2019avorio nel caso delle facoltose signore borghesi, che consentono di dare forma al motivo desiderato intrecciando tra loro i fili di lino, cotone o seta che si svolgono dai fuselli stessi. Il cuscino di forma ovale che funge da supporto per il merletto veniva tenuto in origine in grembo da parte delle ricamatrici, dopodich\u00e9 venne fissato a una cornice di supporto e infine deposto in un cestino. Indispensabili per la lavorazione a tombolo sono anche il foglio con il disegno del merletto e gli spilli usati per puntare i passaggi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3328\" aria-describedby=\"caption-attachment-3328\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3328 size-large\" src=\"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/simontomazic.com__TC_3639-800x400.jpg\" alt=\"Cuscino per merletti, fine del XIX secolo\" width=\"640\" height=\"320\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3328\" class=\"wp-caption-text\">Cuscino per merletti, fine del XIX secolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Merletti ad ago<\/strong><\/p>\n<p>Il principio alla base della lavorazione ad ago \u00e8 la tecnica del ricamo sfilato (o a fili tolti), che consiste per l\u2019appunto nello sfilare un filo dalla tela bordando con punti festone il vuoto venuto a crearsi. \u00c8 anche possibile estrarre pi\u00f9 fili simultaneamente, ottenendo una rete su cui poi si interviene con ago e filo creando schemi e motivi a piacere intramando nel senso della trama e dell\u2019ordito. Anche la versione femminile del costume tradizionale istriano era arricchita da trine ad ago, dapprima sui risvolti delle maniche e poi su tutta la lunghezza delle stesse, laddove sui risvolti delle maniche ricorrevano motivi vegetali o floreali, mentre lungo le maniche comparivano spesso motivi a intreccio ma anche cerchi in serie agganciati tra loro. Nei costumi tradizionali istriani i merletti ad ago erano sempre incorniciati da linee a contrasto di colore nero o bruno, ricamate a punto catenella con fili singoli ma pi\u00f9 spesso doppi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3237\" aria-describedby=\"caption-attachment-3237\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3237 size-large\" src=\"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/E-2553-800x400.jpg\" alt=\"Patta della manica, parte del costume tradizionale femminile, XIX secolo\" width=\"640\" height=\"320\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3237\" class=\"wp-caption-text\">Patta della manica, parte del costume tradizionale femminile, XIX secolo<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Merletti a uncinetto<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019area dell\u2019odierna Slovenia i merletti a uncinetto fecero la propria comparsa alla svolta tra Otto e Novecento. Come suggerisce il nome, sono lavorati con l\u2019aiuto dell\u2019uncinetto \u2013 un piccolo ferro con un\u2019estremit\u00e0 a uncino \u2013 e una serie di fili bianchi o colorati per lo pi\u00f9 di cotone. Con i loro tipici pippiolini lungo le bordure e gli ariosi trafori, questi merletti inizialmente erano usati per impreziosire la biancheria da letto e i tessili da cucina in lino, ma in seguito vennero estesi alla biancheria intima e infine anche agli indumenti femminili e maschili, rendendoli delle lavorazioni a uncinetto a s\u00e9 stanti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3332\" aria-describedby=\"caption-attachment-3332\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3332 size-large\" src=\"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/E-2332-1-800x400.jpg\" alt=\"Merletto a uncinetto, pribabilment la produzione delle alieve delle suore Agostiniani, Capodistria, fine del XIX secolo\" width=\"640\" height=\"320\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3332\" class=\"wp-caption-text\">Merletto a uncinetto, pribabilment la produzione delle alieve delle suore Agostiniani, Capodistria, fine del XIX secolo<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Merletti a <em>filet<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sul finire dell\u2019Ottocento acquisirono sempre maggiore popolarit\u00e0 i merletti a <em>filet<\/em> (nella locale parlata slovena anche <em>necani<\/em>, dal ted. Netz \u2018rete\u2019) quale parte integrante dei manufatti tessili. Il primo passaggio consisteva nel realizzare a mano la rete a maglie quadrate servendosi di un ago speciale (il modano), un filo e un metro. Una volta ultimata, la si montava su un telaio. Con ago e filo si procedeva poi a ricamare la maglia realizzando svariati punti che davano forma ai motivi desiderati. Era un tipo di lavorazione che ricorreva in bordure e finiture, ma veniva usato anche come elemento decorativo nella biancheria da letto, da cucina o da camera.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2874\" aria-describedby=\"caption-attachment-2874\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2874 size-large\" src=\"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/E-2797-800x400.jpg\" alt=\"Merletto a filet, Venezia\" width=\"640\" height=\"320\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2874\" class=\"wp-caption-text\">Merletto a filet, Venezia<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Merletti meccanici<\/strong><\/p>\n<p>I merletti meccanici si sono affermati gradualmente a partire dall\u2019Ottocento, in parallelo allo sviluppo delle bobinatrici, macchine che consentivano di tessere filati finissimi \u2013 come il <em>tulle<\/em> \u2013 da utilizzare come base per merletti a mano libera. Il <em>tulle<\/em> realizzato con questi macchinari poteva essere di seta, cotone o fibre sintetiche. Negli anni Trenta dell\u2019Ottocento le bobinatrici furono perfezionate con il sistema <em>jacquard<\/em>, che rese possibile realizzare merletti interamente a macchina.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che a partire dalla fine dell\u2019Ottocento, e ancor pi\u00f9 nel corso del Novecento, merletti e ricami meccanici furono utilizzati sempre pi\u00f9 spesso per impreziosire abiti di fattura sartoriale, biancheria e tessili di uso domestico, senza contare che la maggiore disponibilit\u00e0 sul mercato li rese accessibili anche alle masse operaie e contadine e non pi\u00f9 appannaggio esclusivo delle fasce benestanti della popolazione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3335\" aria-describedby=\"caption-attachment-3335\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3335 size-large\" src=\"https:\/\/zbirke.pokrajinskimuzejkoper.si\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/porocni-nastavek-1-800x400.jpg\" alt=\"Copricapo, attaccamento del velo da sposa, fine del XIX o inizio del XX secolo\" width=\"640\" height=\"320\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3335\" class=\"wp-caption-text\">Copricapo, attaccamento del velo da sposa, fine del XIX o inizio del XX secolo<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collezione tessile del Museo regionale di Capodistria si compone in prevalenza di merletti lavorati a fuselli, ad ago, a uncinetto, a filet, a macchina oppure con tecnica mista. \u00a0 Merletti a tombolo La lavorazione a tombolo si svilupp\u00f2 nella Germania del Cinquecento. 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